Caramelle gommose, biscotti, oli, capsule al CBD: la fine dei prodotti commestibili è prevista per maggio?
Nel mirino della DGAL, i prodotti commestibili a base di cannabinoidi (CBD e THC) saranno vietati a partire dalla metà di maggio 2026. Eppure, non si tratta né di una nuova legge né di un nuovo decreto. Infatti, non è stato pubblicato alcun annuncio formale, poiché dietro questa decisione si cela in realtà un inasprimento dell'applicazione di un decreto già pubblicato nel 2018.
Perché questo inasprimento? La decisione è definitiva e quali sono i prodotti interessati? Rispondiamo a tutte queste domande.
Il punto di partenza: un impulso europeo
A differenza dell'autorizzazione alla vendita di fiori e resine di CBD, approvata in Francia in base a una decisione europea, questa volta sono state le istituzioni europee a dare l'impulso a questo inasprimento.
L'Autorità europea per la sicurezza alimentare ha pubblicato un atteso aggiornamento della sua valutazione del CBD come nuovo alimento. Il verdetto è severo: alla luce dei vari dati raccolti sulla tossicologia del CBD, l'autorità europea fissa il limite di sicurezza provvisorio a 0,0275 mg per kg di peso corporeo al giorno, ovvero circa 2 mg di CBD al giorno per un adulto di 70 kg.
A titolo di confronto, i prodotti disponibili in commercio riportano solitamente dosi comprese tra i 10 e i 50 mg per unità. Si tratta di una dose per la quale non è possibile garantire l'assenza di rischi per le persone di età inferiore ai 25 anni, le donne in gravidanza o in allattamento e le persone sottoposte a terapia farmacologica.
La preoccupazione delle autorità sanitarie francesi
Parallelamente a questa pubblicazione europea, le agenzie responsabili dei nuovi alimenti dal punto di vista della sanità pubblica, l’ANSM e l’ANSES, già nell’estate del 2025 avevano espresso preoccupazione per l’aumento dei casi di nutrivigilanza legati ai prodotti contenenti CBD.
Questi prodotti erano stati spesso oggetto di un richiamo poiché era emerso che non rispettavano la normativa: contenevano infatti un tasso di THC superiore allo 0,3%.
Ricordiamo che si tratta di un caso simile, ovvero l'intossicazione di un adolescente che aveva consumato caramelle gommose all'H4CBD, che era stato additato dalla stampa per giustificare il divieto di questa molecola nel 2024.
La mancanza di dati scientifici sui nuovi alimenti
Dal 2019, il mercato dei novel food si è notevolmente ampliato. Capsule, bevande, oli, alimenti di ogni tipo contenenti CBD: se ne trovano di ogni genere. Tuttavia, questi prodotti non sono mai stati autorizzati in modo rigoroso. Infatti, godevano di un’autorizzazione di massima, in attesa che i loro produttori ne dimostrassero l’innocuità.
Ed è proprio qui che sta il problema. Dal 2019 sono state presentate alla Commissione europea oltre 150 domande di autorizzazione relative a ingredienti a base di CBD. Nessuna di queste è stata portata a termine dai produttori.
La Francia decide di porre fine alla tolleranza
In definitiva, l’autorizzazione degli alimenti contenenti cannabinoidi non è mai stata realmente convalidata, ma solo approvata in via provvisoria. A causa della mancanza di dati, dell'incapacità dei produttori di dimostrarne la sicurezza, dell'aumento dei casi di intossicazione e del nuovo parere sfavorevole dell'Autorità europea per la sicurezza alimentare, le autorità francesi hanno deciso di porre fine a tale approvazione provvisoria.
A cosa si applica questa normativa?
La regolamentazione del piano DGAL ha un ambito di applicazione ben preciso, definito da quattro criteri.
Prodotti destinati all'ingestione: trattandosi di «novel food», sono interessati solo i prodotti destinati all'ingestione. Si tratta quindi di:
- Oli, capsule, compresse
- Caramelle, biscotti, miele…
- Bevande
- Tisane e infusi contenenti sommità fiorite
Tale normativa si applica sia ai prodotti destinati all'uso umano che a quelli destinati agli animali.

Prodotti contenenti cannabinoidi: tutti i prodotti che contengono cannabinoidi, sia naturali che sintetici.
Tutti i prodotti che dichiarano la presenza di cannabinoidi: sia sull'etichetta, sulla scheda tecnica o sulla confezione, purché compaiano le diciture «CBD» o «THC».
A tutti i distributori sul territorio francese: che si tratti di piccoli rivenditori, supermercati o farmacie, ogni venditore che commercializza un prodotto in Francia è interessato allo stesso modo.
I prodotti che non rientrano in questo piano
Il programma DGAL è un programma alimentare. Non comprende:
- I fiori e le resine di CBD venduti per uso non alimentare
- I cosmetici al CBD
- Prodotti per lo svapo: liquidi per sigarette elettroniche, sigarette elettroniche usa e getta…
- I derivati sintetici rimangono legali fintantoché non vengono aggiunti a un prodotto alimentare
Niente più Novel Food in Francia?
In Francia, la normativa sui nuovi alimenti è chiara: nessun ingrediente alimentare non conosciuto nell'Unione europea prima del 15 maggio 1997 può essere immesso sul mercato senza aver ottenuto una previa autorizzazione. Tale autorizzazione deve basarsi su una valutazione scientifica ed essere espressamente convalidata.
Tuttavia, il piano rimane discutibile sotto diversi aspetti e la posizione francese potrebbe entrare in conflitto con il principio della libera circolazione delle merci nell’Unione europea, come è già avvenuto per i fiori e le resine all’inizio della loro commercializzazione nel 2018. Se Germania, Italia o Repubblica Ceca continueranno ad autorizzare determinati prodotti, gli operatori europei potranno contestare il divieto francesedinanzi alla Corte di giustizia dell'Unione europea.
In sostanza, il divieto entrerà effettivamente in vigore a partire da metà maggio, ma non è per questo definitivo: i ricorsi legali che sicuramente verranno presentati, così come la mobilitazione collettiva indetta da diversi attori del settore, potrebbero modificare a posteriori i confini e/o le aree di applicazione del provvedimento.